Italian bloggers che pens che son cool perché stan negli US e twittan per far know a tutt senza mai scordars the geolocation, are really strunz.

Italian bloggers che pens che son cool perché stan negli US e twittan per far know a tutt senza mai scordars the geolocation, are really strunz.

Cioè, fammi capire, distruzione emotiva totale?

Cioè, fammi capire, distruzione emotiva totale?

Credo che ci sia qualche riferimento a situazioni di questo tipo in un passaggio dell’Apocalisse, in quella parte dove si parla di segni rivelatori o robe così.

Credo che ci sia qualche riferimento a situazioni di questo tipo in un passaggio dell’Apocalisse, in quella parte dove si parla di segni rivelatori o robe così.

Credo che se lo avesse scritto in giapponese sarebbe stato molto più comprensibile.

Credo che se lo avesse scritto in giapponese sarebbe stato molto più comprensibile.

Shit happens.

Shit happens.

Tag: Luca Conti

Il bue che dà del cornuto all’asino.

Il bue che dà del cornuto all’asino.

We-qualcosa

Il WePad Project è un reality web per la creazione di un’app per iPad sponsorizzato da WeBank. La lista dei partecipanti comprende l’immancabile blogger (Mafe DeBaggis) e un po’ di gente della comunicazione.Roba vecchia per altro perché è da diversi anni che la gente si ritrova per filmarsi mentre crea applicazioni per iPhone, ma non diteglielo.

Comunicazione, comunicazione e poi ancora comunicazione. E mezza blogosfera che si piscia addosso per quest’iniziativa marchettara, esempio di… indovinate… esatto, di ottima comunicazione.

Rifare gli italiani, piuttosto?

Su Twitter oggi, 2 febbraio, è tutto un cicaleccio di blogger e tecnologi o presunti tali su quella pantomima di convegno chiamato “Rifare l’Italia”, organizzato in una delle tante sale arredate con un gusto pre-unità d’Italia di cui disponiamo alla Camera. Un convegno sull’innovazione aperto da un discorso del Presidente Fini, seguito da un discorso dell’onorevole Lupi, impreziosito dalla presenza di Bernabè. Innovazione pura, insomma.

Ma la cosa peggiore sono gli interventi (sia al convegno che via Twitter) di chi “fa innovazione”, qualunque cosa possa voler dire. Nessuno che si renda conto che finché esisteranno convegni come questi, convegni di chi fa innovazione sempre e solo a parole, l’innovazione vera in Italia non esisterà. Sono proprio incompatibili le due cose. In Italia c’è troppa gente che parla dell’innovazione e troppo poca che l’innovazione la fa. Sono gli scienziati della comunicazione la nostra rovina perché non si rendono conto che tutta la loro carica innovativa è pura fuffa, un enorme vuoto solo apparentemente riempito dall’eco della loro continua e incessante (e inutile) conversazione online.

L’unico commento sensato a tutta questa pecionata per innovatori che non innovano lo scrive tale Nicola Zago: 

#workingcapital se chi sta dietro il bancone a parlare fosse stato davvero innovatore negli ultimi 10 anni, non servirebbe rifare l’italia.

+ me lo - + vengo - ?

Quella del titolo una volta la leggevi nei cessi delle scuole medie, ora qualcosa di simile lo leggi su Twitter. Fonti interne al settore suggeriscono che Sergio faceva riferimento alla regola aritmetica (“l’imposizione della matematica”) del prodotto di due numeri negativi, ma oggettivamente è più semplice interpretare un vaticinio della Sibilla Cumana. Ibis redibis…

Noi siamo il divino Otelma

Attendo con ansia il giorno in cui tutti questi grandi professionisti del nulla si accorgeranno di una semplice, ineffabile verità: la sociologia della comunicazione è, in larga parte, una cagata pazzesca.

In larga parte, ma non del tutto. Nello specifico il link di Deby non è da buttare. E neanche Deby lo è, ma anche a lui ogni tanto un po’ di autoironia farebbe benone.